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Calcio | 17 gennaio 2020, 11:20

Calcio, Savona. Lodi a Sgubin per la sincerità, ma la "cappa negativa" la società se l'è costruita da sola

Dai proclami del Mare Hotel alla parola "fallimento" nominata per la prima volta ieri dal presidente Sgubin. Ora si attendono risposte concrete

Calcio, Savona. Lodi a Sgubin per la sincerità, ma la "cappa negativa" la società se l'è costruita da sola

Sono passati esattamente 276 giorni dallo scorso 15 di giugno, quando Roberto Patrassi, accompagnato dagli avvocati Fabio Sergi e Maurizio Bignami Suardi, irrompeva sulla scena savonese.

I buoni intendimenti del Mare Hotel di fatto sono evaporati nel giro di poche settimane quando già al termine del faraonico ritiro di Champoluc iniziavano a filtrare le prime difficoltà di gestione da parte della società biancoblu.

Da quel giorno ricco di promesse si è passati allo spettro più cupo, quello del possibile fallimento, nominato per la prima volta ieri dal presidente e amministratore del club, Sergio Sgubin. Uno spettro da battere con tutte le energie possibili, ma per farlo, come sottolineato dal massimo dirigente, serve l'ingrediente tristemente assente da sette mesi a questa parte: il denaro liquido.

Sgubin ha indetto un consiglio di amministrazione straordinario lunedì prossimo, per capire se la linfa necessaria per proseguire l'attività sportiva sia o meno presente, in ottica ricapitalizzazione e pagamento della fideiussione necessaria per non perdere la concessione dello stadio Bacigalupo.

Un intervento apprezzabile per sincerità quello del presidente, seppur sia riemerso il solito refrain sulla stampa poco amica del Savona e sulla mancanza di sostegno da parte delle energie economiche della città. La "cappa negativa", così chiamata, quasi a cancellare le enormi responsabilità di chi ha gestito il club in questi mesi.

Nel corso della conferenza stampa al Mare Hotel era stato presentato alla stampa un documento dove si confermava la presenza di una garanzia da un milione di euro, emessa da un istituto di credito italiano, dedicata agli investimenti per la stagione sportiva in corso, grazie anche a una cordata capace di produrre un fatturato di circa 80 milioni.

Si è passati per il super ritiro di Champoluc, con strutture degne di una società di serie A.

Pochi mesi più tardi il presidente Patrassi ha parlato del possibile raggiungimento della Serie B in cinque anni.

Si è costruita una squadra dall'altissimo potenziale, minato immediatamente dal malumore dei giocatori.

Si sono stampate le magliette "Rispetto per le regole e per gli avversari".

Questi gli annunci principali messi sul piatto. A inizio 2020 buona parte dei top player hanno abbandonato la città, gli stipendi sono in ritardo e un numero innumerevole di fornitori è alla ricerca di quanto gli è dovuto.

In più c'è da considerare un gruppo di ragazzi che con volontà e impegno stanno continuando a onorare la maglia, guidati da mister De Paola, lontani dalle proprie famiglie e con difficoltà di vita quotidiana non indifferenti.

 

Con tutto questo elenco di promesse mancate, per quale motivo la città dovrebbe supportare, attraverso sponsorizzazioni, la società?

Per quale motivo gli organi di stampa dovrebbero smettere di chiedersi chi è effettivamente il proprietario del Savona Calcio?

Si attendono (ormai da sette mesi) risposte.

Lorenzo Tortarolo, caporedattore Svsport.it

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