"E' stato a dir poco paradossale giocarsi un'intera stagione in appena cinque minuti, però conquistare una promozione a tempo scaduto, contro una squadra attrezzata come il Monza, rende la gioia per l'approdo in Prima Divisione ancora più godibile".
Se i giocatori del Savona sono in vacanza praticamente da un mese, Claudio Miale, ex centrale biancoblu, ha raggiunto la sua Puglia proprio poche ore fa, per trascorrere qualche giorno insieme alla famiglia.
Da domenica sera, subito dopo la fine di Venezia - Monza, sul suo cellulare continuano ad arrivare messaggi di congratulazioni e, buona parte di essa, giungono proprio dalla città della Torretta.
"Devo dire veramente grazie a tutta la gente di Savona che, nonostante i pochi mesi trascorsi insieme, si è ricordata del sottoscritto. Sapere di aver lasciato qualcosa a livello umano, dagli Ultras Vecchio Stampo fino al semplice appassionato, mi gratifica moltissimo e approfitto del vostro sito per mandare un abbraccio ideale a tutta la città".
Un epilogo alquanto burrascoso ha fatto sì che arrivasse il trasferimento a Venezia.
"Conti alla mano è andata bene ad entrambe le squadre. Il ricordo del fenomenale girone di andata resterà comunque sempre con me. Una volta arrivato a Venezia fortunatamente sono arrivate altrettante vittorie, dato che proprio al Savona e alla Pro Patria siamo riusciti a recuperare rispettivamente dieci e nove punti in classifica. Aver raggiunto la promozione in Prima Divisione, rispetto alla situazione di inizio anno, ha rappresentato per la società Venezia un vero e proprio miracolo sportivo.
Parlando di Prima Divisione, quale campionato troveranno Savona e Venezia di fronte a loro?
"Parlando da delegato, probabilmente verrà istituito il parametro riguardante l'età media, spingendo a un utilizzo ossessivo degli elementi più giovani. Per "riequilibrare" un giocatore di 30 anni, ad esempio, sarà necessario averne uno di sedici: questo a mio modo di vedere non è professionismo. Non dimentichiamoci che stiamo parlando della Terza Serie italiana. Mandare i giovani allo sbaraglio non significa promuovere la loro crescita: sono dell'idea che se un ragazzo ha i numero gioca, anche se solo diciasettenne. A Treviso avevo come compagni di squadra gente come Borriello, Varricchio e Gobbi, erano tutti poco più che dei ragazzini e hanno avuto subito le qualità per conquistarsi una maglia da titolari".