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Altri sport | 29 dicembre 2020, 07:00

Covid-19 e Smartworking: cosa ci aspetta?

L'adozione di un modello efficace di Smart Working promette un incremento di produttività pari a circa il 15% per ogni lavoratore.

Covid-19 e Smartworking: cosa ci aspetta?

Il 2020 è stato un anno particolare per tutti, che ha obbligato milioni di persone a dover cambiare le proprie abitudini sotto moltissimi aspetti: oltre alle costrizioni del lockdown, è cambiato il modo di socializzare, di relazionarsi, di studiare e soprattutto di lavorare. Sono molti i professionisti che si sono dovuti reinventare, cercando all’interno del proprio repertorio di conoscenze le skill più adeguate per continuare a svolgere la propria attività lavorativa il più normalmente possibile. Inutile girarci intorno, la pandemia ha colpito tanti (se non tutti) i settori, facendo sì che alcuni emergessero sempre più e accantonando altri in un angolino quasi dimenticato.

Uno degli hashtag risultati in tendenza su Twitter per molti giorni è stato senza dubbio “#SmartWorking”: si tratta di un concetto entrato pian piano nella quotidianità delle persone, sia nella pratica che nell’utilizzo verbale. Chiamato anche “telelavoro” o “lavoro agile”, esso viene definito dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

«una modalità di esecuzione caratterizzato dall'assenza di vincoli orari o spaziali e un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita tra dipendente e datore di lavoro; una modalità che aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorire la crescita della sua produttività».

In pratica viene accantonato il concetto di ufficio, di postazione personale, di spostamento verso il luogo di lavoro; tutto ciò di cui un lavoratore avrà bisogno sarà solamente un PC Portatile o Fisso (o in casi estremi il proprio smartphone), una connessione a Internet, un comodo appoggio e il gioco è fatto. Data la situazione incerta è consigliato un Notebook rispetto ad un fisso per favorire la mobilità della persona, soprattutto se quest’ultima alterna fasi di lavoro in sede e fasi di lavoro in smartworking.

Fin qua può sembrare tutto semplice e propenso alla produttività, ma non è proprio così. Tra i lati negativi del telelavoro c’è da considerare la mancanza di socialità fondamentale per l’essere umano, le facili e continue distrazioni e anche l’alienazione verso una macchina e verso la propria abitazione.

Ma tornerà mai tutto normale? Questa è una domanda che molti lavoratori e molte aziende si pongono e non c’è una risposta sicura, ma basta guardarsi intorno per provare ad immaginare cosa accadrà in futuro. Oramai queste dinamiche sono entrate a far parte della vita di tutti e saranno difficili da cambiare. Nonostante le riaperture dopo i vari lockdown molte aziende hanno preferito far proseguire i propri dipendenti con la modalità smart, riducendo oltre che il rischio di contagio, i costi dedicati al mantenimento di questi ultimi. Da non sottovalutare è anche il fatto che, secondo le rilevazioni dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, l’adozione di un modello efficace di Smart Working promette un incremento di produttività pari a circa il 15% per ogni lavoratore.

Richy Garino

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