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Calcio | 03 aprile 2021, 17:14

Il Boca Juniors compie 116 anni: un mito indissolubilmente legato alle sue origini genovesi

Il 3 aprile del 1905 un gruppo di amici originari di Genova fondò a Buenos Aires il club calcistico ancora oggi conosciuto come "Los Xeneizes"

Il Boca Juniors compie 116 anni: un mito indissolubilmente legato alle sue origini genovesi

Sono innumerevoli le storie che legano la Liguria al Sudamerica. Storie di emigrazione, di liguri partiti in cerca di fortuna dall'altra parte dell'oceano, di persone che hanno lasciato la propria terra d'origine per scoprire un nuovo mondo e sperare in una vita migliore.

Ed è così che il patrimonio di racconti, di aneddoti, di alcune tradizioni esportate e di altre importate, si è arricchito nel tempo. Ma tra i legami più forti tra la Liguria e il Sudamerica, in particolare tra Genova e l'Argentina, ce n'è uno ormai indissolubile e che oggi compie 116 anni: è il Boca Juniors, squadra di calcio di Buenos Aires, de La Boca, quartiere che è stata la culla dell'emigrazione ligure in Argentina.

Era infatti il 3 aprile del 1905 quando Esteban Baglietto, Alfredo Scarpatti, Santiago Sana e i fratelli Juan e Teodoro Farenga (gli unici non genovesi, bensì originari di Muro Lucano) si riunirono per fondare quello che la storia incoronerà come un vero e proprio mito del 'Fútbol'. Su una panchina di Plaza Solís nacque così il Boca (omaggio al quartiere) Juniors (perché già all'epoca l'inglese era considerato trendy). Bianconera la prima divisa ma, a proposito di aneddoti, è davvero particolare se non unico quello che riguarda la scelta delle tonalità che contraddistingueranno nel tempo il sodalizio bonariense.

Nel 1910 a sciogliere le riserve sui colori sociali, argomento di discussione tra le varie componenti societarie, fu il fato. Merito della proposta di Juan Rafael Brichetto (altro cognome di chiara matrice ligure), già presidente del Boca e manovratore dei ponti di ingresso al porto di Buenos Aires, che invitò ad attendere l'ingresso della prima nave e ad adottare i colori della bandiera battente sull'imbarcazione. Permane tuttora l'incertezza sul nome dello scafo che sfilò per primo sotto gli occhi dei fondatori della società: c'è chi dice sì trattasse della "Drottling Sophia", chi della "Oskar II" oppure della "Prinsessan Ingeborg". L'unica cosa chiara a tutti, in fondo quella più importante, è la bandiera svedese che sventolava a poppa. Da quel momento il Boca Juniors divenne ufficialmente e per sempre "Azul y Oro".

"Los xeneizes" (i genovesi) è il soprannome che accompagna le gesta dei giocatori del Boca, la "Bombonera" è invece la loro casa. Lo stadio oggi intitolato ad Alberto José Armando, presidente del club dagli anni '50 agli anni '80, sorge nel quartiere La Boca ed è senza dubbio uno degli impianti più importanti del mondo. Famoso per il calore dei suoi tifosi, oggi ospita le gare a porte chiuse a causa delle restrizioni per il contenimento del Covid-19: per i padroni di casa è come giocare con un vero e proprio uomo in meno.

Con 70 titoli in bacheca tra competizioni nazionali ed internazionali e l'orgoglio di essere l'unico club argentino mai retrocesso (a differenza degli storici rivali del River Plate, altro club con origini genovesi), la storia del Boca Juniors prosegue tramandata di generazione in generazione. L'ultimo gioioso capitolo risale allo scorso 18 gennaio con la vittoria della Coppa intitolata a Diego Armando Maradona (che del Boca rimane la stella assoluta), il nuovo format con cui la massima serie calcistica argentina è ripartita dopo la pandemia. Una delle tante pagine di una meravigliosa avventura iniziata 116 anni fa grazie ad un gruppo di amici genovesi emigrati oltreoceano.

Roberto Vassallo

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