“Nessuna contraddizione o ricostruzione alternativa. La Procura di Asti ha ritenuto sempre valido, coerente e lineare il racconto della mia assistita, la quale è stata infatti sentita diverse volte, senza che fossero mai evidenziate incongruenze e discordanze”. Cosi al nostro giornale l'avvocato Luca Cavallo, difensore della giovane studentessa torinese vittima di un presunto stupro di gruppo avvenuto a Bra la notte tra il 30 e il 31 maggio dello scorso anno.
Data questa che per la squadra calcistica ha rappresentato il passaggio alla Serie C; una serata di festa celebrata in un locale del centro che però per la giovane vittima, 20enne, stando alle indagini compiute dalla Procura di Asti e in particolare dal pubblico ministero Davide Greco, avrebbero rappresentato l'inizio di un incubo.
I tre giocatori giallorossi avrebbero infatti abusato sessualmente della ragazza. A processo sono finiti Fausto Perseu, classe 2022, romano d'origine assistito dal legale Gianluca De Bonis. Alessio Rosa, classe 2003, di Tivoli, assistito dal legale Alessandro Buccieri, e Christ Jesus Mawete, classe 2005, di Mondovì, rappresentato dall'avvocato Andrea Rosso.
Tutti e tre avrebbero abusato della giovane prima all'interno di un bar del centro, toccandola nelle parti intime, e poi una volta recatosi a casa del Perseu avrebbero approfittato delle sue “condizioni di inferiorità fisica e psichica” violentandola in gruppo. La vittima, infatti era sotto l'effetto di sostanze alcoliche e quindi in una posizione di minorata difesa. Ai magistrati ha sempre riferito di non aver mai voluto consumare un rapporto in gruppo, ma solo con uno dei tre ragazzi, il Perseu, ed è per questo che si sarebbe recata presso la sua abitazione.
La circostanza, secondo la Procura, di non voler assolutamente consumare un rapporto di gruppo con i tre sarebbe stata totalmente ignorata dagli imputati, che l'avrebbero costretta a subire atti sessuali anche con violenza: la ragazza sarebbe stata presa a schiaffi e per la gola.
La violenza sarebbe terminata solo quando i tre avrebbero appreso “che le amiche volevano chiamare i Carabinieri”.
La giovane, anche grazie al supporto di un'amica, ha trovato coraggio e ha denunciato tutto ai Carabinieri. Durante le indagini è stata più volte ascoltata in Procura e anche il suo racconto è stato cristallizzato attraverso un delicatissimo incidente probatorio.
Stando alle accuse mosse dalla Procura di Asti, l’imputato Rosa si sarebbe reso anche responsabile del reato di revenge porn in quanto “dopo aver realizzato video e foto a contenuto sessualmente esplicito, ritraenti lui, Mawete e Perseu (insieme alla ragazza, ndr) che compivano gli atti sessuali, senza il consenso della ragazza stessa, li inviava sul gruppo Whatsapp denominato 'We are Champs', diffondendoli in tal modo a decine di persone”.
Un’ipotesi di reato aggravata dall'aver compiuto il fatto con strumenti telematici e ai danni di una persona in condizione di inferiorità fisica e psichica.
Gli imputati, che nel frattempo hanno abbandonata la casacca del Bra – Perseu adesso gioca tra le fila del Giulianova, Rosa è andato al Ligorna e Mawete al Livorno, hanno scelto di essere giudicati in abbreviato.
Ieri, giovedì 9 aprile, si è tenuta la prima udienza e hanno richiesto al Gup Victoria Dunn di essere interrogati. Durante le indagini invece, non hanno mai reso dichiarazioni. Il processo è stato aggiornato al 28 maggio.
GERMANETTI (AC BRA): "DURO COLPO"
Sentito dal nostro giornale, il presidente Bra Giacomo Germanetti si limita a commentare: "Questa notizia ci ha colto di sorpresa, non mi sento di dire nulla. Di certo per noi è un duro colpo a livello di immagine. Ho sentito i nostri avvocati per capire come tutelare in ogni modo la società e la sua storia"