Calcio - 16 maggio 2026, 10:56

Calcio, la LND Liguria prepara il patto con Anci: “Servono impianti, meno burocrazia e più sostegno ai piccoli Comuni”

Ivaldi rilancia il progetto regionale per il calcio di base: “Nell’Imperiese e nell’entroterra tante realtà fanno fatica tra pochi ragazzi e strutture insufficienti. Dobbiamo riportare i giovani nei campi”

Un protocollo regionale con Anci Liguria per affrontare insieme il tema degli impianti sportivi, sostenere le piccole società e impedire che sempre più territori restino senza squadre giovanili. Da Sanremo, a margine della presentazione della “Coppa delle Alpi – Memorial Antonio Sonno”, il presidente del Comitato Regionale Liguria della Lega Nazionale Dilettanti, Giulio Ivaldi, ha lanciato un messaggio che va ben oltre il torneo Under 14 presentato nel ponente ligure.

Il tema centrale è il futuro del calcio dilettantistico ligure, soprattutto nelle province dove il movimento continua a convivere con problemi strutturali, carenza di impianti e un numero sempre più ridotto di ragazzi e società.

“Il 29 maggio, lo stesso giorno in cui inizierà il torneo, sottoscriveremo a Genova con Anci Liguria un protocollo d’intesa per sviluppare tutte queste tematiche comuni, sia per l’impiantistica sia per quello che riguarda lo sviluppo sociale”, spiega Ivaldi.

L’obiettivo è costruire una rete tra il mondo del calcio dilettantistico e i Comuni liguri per affrontare in modo coordinato un problema che ormai riguarda gran parte del territorio regionale, soprattutto nelle aree più piccole o periferiche.

“Ci sono tanti Comuni in Liguria con pochi abitanti dove ci sono pochi bambini e da soli non riescono nemmeno a formare una squadra. Cercheremo di mettere insieme più territori in modo tale che questi ragazzi possano comunque trovare un palcoscenico dove giocare”.

Un ragionamento che il presidente della LND collega direttamente anche alla situazione dell’entroterra e di diverse realtà dell’Imperiese, dove negli ultimi anni il numero delle società e delle squadre giovanili è progressivamente diminuito. “Purtroppo un po’ tutta la provincia, non dico ovunque ma in alcune zone, stenta ancora a trovare sinergie che possano aiutare il nostro movimento”.

Per Ivaldi il nodo centrale resta quello dell’impiantistica sportiva, ma con una visione molto diversa rispetto al concetto tradizionale di 'stadio'. “Noi non abbiamo bisogno di stadi. Abbiamo bisogno di posti dove i nostri ragazzi e le nostre ragazze possano venire a giocare, a stare insieme, anche quando non si allenano o non disputano partite”.

Il presidente regionale insiste soprattutto sulla funzione sociale delle strutture sportive. “Difendiamo un mondo dove cerchiamo di rappresentare nei nostri impianti le cosiddette piazze reali, davanti a queste piazze virtuali che oggi i ragazzi trovano sui telefonini e sui social”.

Un passaggio che fotografa bene una delle grandi preoccupazioni del calcio dilettantistico contemporaneo: il rischio di perdere il ruolo aggregativo che per decenni le società sportive hanno avuto nei quartieri, nei paesi e nelle piccole comunità.

Per questo motivo, secondo Ivaldi, l’impianto sportivo non può essere considerato soltanto un’infrastruttura tecnica. “L’impiantistica non è solo un problema di sicurezza o di strutture. È un tema centrale nell’attività sportiva perché senza impianti diventa difficile anche avere più società”.

Nel suo intervento il presidente della LND Liguria ha comunque riconosciuto a Sanremo una situazione diversa rispetto ad altre aree del territorio. “Sanremo è un’eccellenza, perché tra Comunale e Pian di Poma esiste una realtà importante”. 

Ma il problema, sottolinea, resta aperto in molte altre zone della Liguria. Il discorso si è poi allargato anche alle difficoltà burocratiche che stanno vivendo le società dilettantistiche dopo la riforma del lavoro sportivo. “Noi siamo dilettanti, non professionisti. Molte società non hanno neppure un commercialista. Abbiamo bisogno di semplicità e di meno burocrazia”.

Tra i temi portati avanti dalla Lega Nazionale Dilettanti ci sono infatti la modifica delle norme sui contratti sportivi fino a 400 euro, la tutela delle società che investono nei settori giovanili e un maggiore riconoscimento economico per i club che formano ragazzi poi trasferiti nei professionisti.

“Noi dobbiamo difendere un mondo diverso da quello professionistico”, ribadisce Ivaldi. “Il nostro obiettivo non è soltanto il risultato sportivo, ma mantenere vivo un tessuto sociale fatto di società, dirigenti, volontari e ragazzi”.

E proprio in una fase in cui molte piccole realtà fanno sempre più fatica a sopravvivere, la strategia della LND Liguria sembra voler riportare il calcio dilettantistico al suo ruolo originario: non soltanto competizione, ma presidio sociale e punto di riferimento per intere comunità.

Andrea Musacchio