PRIMA PAGINA 4 - 18 maggio 2026, 11:28

Il calcio savonese piange la morte di Corrado Teneggi: fissati i funerali

Storico bomber del savonese, giocò anche in Serie B a Verona e Como. Allenò in diverse squadre della provincia

Si terrà martedì 19 alle 11 nella chiesa di N. S. di Stella Maris ad Albissola Marina il funerale di uno dei simboli del calcio savonese scomparso all'età di 90 anni Corrado Teneggi.

Classe 1936, varazzino d'adozione, attaccante, definito il "John Charles della IV Serie" (accostandolo al grande centravanti della Juventus), fu un vero e proprio bomber e calcò anche i campi anche della Serie B.

Iniziata la carriera a Varazze in Promozione nei primi anni 50 (come portiere.ndr) passo poi al Rapallo Ruentes e successivamente a Verona nella categoria cadetta dove mise a segno due gol.

Passò poi al Savona dove in 4 anni siglò 43 gol in 80 presenze conquistando la serie C nel 1959-1960 raggiunta grazie anche alle sue reti dopo una cavalcata trionfale. Venne ceduto al Como in Serie B per poi passare al Livorno, ritornare sulle sponde del Lago e trasferirsi a Lecce e in Germania vicino a Francoforte. Concludendo poi la carriera in Serie D all'Alassio e alla Sanremese.

Rappresentante di dolciumi, dal campo poi passò alla panchina dove allenò in diverse squadre del savonese. Dalla Nolese nel quale vinse il campionato di Prima Categoria, alla Carcarese, il Sassello, che proprio in queste ore lo stanno ricordando sui social.

Il calcio per i Teneggi era una questione di famiglia: il fratello Luciano fu un difensore che giocò a Savona, Torino (20 presenze in Serie A) , Catania, Foggia, Pisa e Taranto; il figlio Alberto fu anche lui un attaccante che militò nel Savona del presidente Enzo Grenno che ritornò in Serie D dopo una mancata iscrizione che portò i biancoblu a ripartire dalla Promozione.

Lascia la moglie Ambretta, i figli Alberto, Antonella e Laura, il genero Pier Paolo, Tiziana, i nipoti Alessia, Giada, Virginia ed Emanuele, il fratello Luciano, la sorella Miriam e tutti i parenti.

Il rosario sarà recitato oggi, lunedì 18 maggio alle 18.30 nella cappella delle camere ardenti dell'ospedale San Paolo di Savona.

UNO STRALCIO DELL'INTERVISTA RILASCIATA A SVSPORT NEL 2015:

“E’ a Savona che ho conosciuto mia moglie, una donna splendida con cui ho vissuto un’intera vita; ci siamo sposati che lei non era ancora maggiorenne e l’ho conosciuta in una trasferta ad Asti, dove era venuta a vederci con suo padre. Dopo esserci frequentati un po’, al suo compleanno non ho resistito: le ho comprato diciassette rose rosse pagandole con un intero stipendio. Al mio futuro suocero stava per venire un infarto, ma alla fine è andato tutto bene”.

Una vita calcistica ricca di soddisfazione, ma anche con qualche rimpianto: “La Germania è il luogo dove mi sono trovato meglio: prendevo l’aereo il sabato da Genova Sestri per Francoforte, giocavo e il giorno dopo ritornavo in Liguria. Laggiù mi trattavano benissimo, non mi criticavano mai e, in una partita in cui ho segnato una tripletta, il presidente, che era molto affezionato a me, ha esultato così tanto che si è fatto male e l’hanno dovuto portare in ospedale. E’ stato un peccato, però, non riuscire a giocare mai in Serie A: quando ero a Como stavo per passare all’Inter, ma appena dopo la partita prima della firma mi hanno diagnosticato un’infiammazione che mi ha tenuto fuori dal campo tre mesi. E’ stato proprio il destino, un infortunio in un momento così cruciale ad uno che fino ad allora era sempre stato bene; sarebbe stata una vita completamente diversa, ma certamente non mi posso proprio lamentare: ho una famiglia splendida che mi regala ogni giorno molte gioie”.

A Savona ha trascorso due anni e mezzo, ottenuto una promozione in Serie C e registrando il maggior numero di reti segnate in una stagione (ventidue), battuto solo da Francesco Virdis: “In realtà ne avevo totalizzato ventisette quell’anno e il record dovrebbe ancora appartenere a me. L’immagine che più mi ricordo di quelle stagioni è stato il mio primo goal con la maglia biancoblu tra i professionisti contro il Treviso: una rovesciata così bella che tutto il mio corpo orizzontale era sopra la testa del mio avversario; la gente si era messa ad applaudire in silenzio, stupefatta da quello che aveva visto”.

Dopo tanti anni passati, era stato per anni assiduo frequentatore del Bacigalupo, non più come giocatore, ma come tifoso: “Mio figlio Alberto è molto appassionato e quando non fa troppo freddo vengo anche io per passare un bel pomeriggio tra gli amici. Quest’anno abbiamo proprio una bella squadra, Virdis è davvero bravo e anche Cocuzza sta giocando bene; Riolfo è un allenatore capace, tutta la squadra corre anche quando vince, si vedono belle trame di gioco e non è facile tenere alto il morale con tutto quello che è successo. Dispiace per tutti questi punti di penalizzazione, vorrà dire che dovremo aspettare il prossimo anno per giocarci i primi posti!”. 

Un calcio che, nel corso degli anni è cambiato drasticamente: “Io da giocatore non ho guadagnato quasi niente; il Savona è stata la mia fortuna in ambito lavorativo perché, facendo il rappresentante della Motta, i baristi mi riconoscevano e facevano continue ordinazioni. Sono molto arrabbiato per il sistema odierno: i calciatori sono strapagati, ma non tutti si comportano da veri atleti; capisco che la vita ed il mondo cambiano, ma questo mi pare davvero troppo”.

Anche gli episodi di calcioscommesse non hanno certo avvicinato le persone agli stadi: “Purtroppo le scorrettezze ci sono sempre state; anche quando giocavo, a posteriori, sono venuto a conoscenza che alcuni miei compagni si erano venduti qualche partita agli avversari. E’ stato molto doloroso, perché per me è impossibile riuscire a tradire la propria squadra e le persone con cui condividi uno spogliatoio”.

Luciano Parodi