VOTO 7
Perdere una società come il Legino rappresenta un colpo negativo per l'intero movimento calcistico locale. Non soltanto per la chiusura della società in sé, conseguenza della fusione con il Savona, ma soprattutto per l'impronta che il presidente Carella e tutti i suoi collaboratori sono riusciti a lasciare nel corso degli anni.
Anche sul piano sportivo, l'ultima stagione aveva regalato indicazioni decisamente positive, con la prima squadra costantemente a ridosso delle posizioni di vertice. Il distacco dalla zona playoff, tuttavia, ha finito per incidere anche sul piano psicologico, condizionando il rendimento dei verdeblù nella parte conclusiva del campionato.
Sarebbe stato interessante vedere proseguire il lavoro di mister Tobia, soprattutto alla luce di un'ultima generazione di giovani che sembrava avere tutte le carte in regola per offrire prospettive interessanti.
Non è un caso, del resto, che la Juniores abbia compiuto una cavalcata straordinaria, arrivando addirittura a giocarsi le finali nazionali. Un risultato che testimonia la bontà del lavoro svolto dal settore giovanile e le potenzialità di un vivaio che, attraverso la fusione con il Savona, potrà trovare nuovi stimoli e ulteriori possibilità di crescita.
Resterà però inevitabilmente un'assenza. Con il Legino scompare infatti una realtà che, nel corso del tempo, era riuscita a costruirsi una propria identità, un modo di vivere il calcio e un “sapore” tutto suo, diventando una presenza riconoscibile nel panorama calcistico savonese.