L'intervista ai canali ufficiali biancoblu
È uno dei punti di riferimento del Ceriale, in biancoblù per il quarto anno consecutivo e sul braccio porta la fascia da capitano.
Gabriele Beluffi si prepara al futuro con entusiasmo e con una motivazione precisa: lasciarsi alle spalle le difficoltà, facendone tesoro, e dimostrare il reale valore della squadra nella nuova stagione che sta per iniziare.
Gabriele, quali sono le prime sensazioni durante questa preparazione?
Quest’anno non era facile, soprattutto partendo davanti: sostituire giocatori come Renda e Mariani, che sappiamo tutti quello che hanno fatto la scorsa stagione e anche negli altri due anni a Ceriale, non era semplice. Secondo me sono stati sostituiti bene, con Halaj e Tobia. La società ha comunque mantenuto lo scheletro della squadra dell’anno scorso, che era importante conservare: giocatori fondamentali come Taku, Buonocore, Gallo, Destito, Guaraglia, Shpuza per citarne qualcuno. Hanno inserito dei nuovi innesti e, vedendo queste prime due settimane, sono tutti ragazzi che sanno giocare, forti e bravi. Adesso ovviamente dobbiamo ancora conoscerci tutti, abbiamo fatto dieci allenamenti insieme e il campionato inizierà a settembre. Ci sarà la coppa che ci aiuterà a conoscerci, però le sensazioni iniziali sono molto buone. La squadra mi sembra esserci e l’abbiamo visto anche nell’amichevole contro la Cairese, per esempio. È vero che era un’amichevole, però abbiamo giocato bene sia a livello di gioco sia per il risultato: perdere 2-1 contro di loro, secondo me, è un gran risultato. Dobbiamo continuare così, ascoltando il mister e seguendo i principi di gioco che ci dà.
Perché hai scelto di rimanere a Ceriale?
Sono contento di essere rimasto. Mi sono trovato bene tutti gli anni e non mi sembrava il caso di andare via quando uno sta bene in una squadra. Anche se magari in questi anni ho avuto proposte da categorie più alte, mi sono sempre trovato bene sia con il mister sia con la società e ho sempre voluto rimanere, consolidando anche la fascia da capitano. Sono contento di essere rimasto.
C’è tanta voglia di riscatto?
Sì, infatti ce lo siamo detti anche con Gallo e Buonocore a inizio anno. Ci siamo sentiti e abbiamo detto che bisogna far vedere quello che veramente valiamo, perché l’anno scorso non siamo stati noi, un po’ tutti, soprattutto nella prima parte di stagione. Abbiamo iniziato veramente male e quando inizi male non è facile rialzarsi. Abbiamo fatto una seconda parte di stagione buona, però la prima era stata veramente disastrosa: eravamo ultimi a gennaio. Quindi sì, c’è voglia di riscatto da parte di tutti, di fare un campionato importante. Io dico che puntare ai playoff è difficile, perché ci sono squadre che magari anche a livello di budget e di attrezzature sono davanti a noi. Però, secondo me, con la squadra che abbiamo e con la voglia di rivalsa che c’è, bisogna puntare sempre in alto. C’è voglia, da parte mia e di tutti quelli che hanno giocato qui l’anno scorso, di far vedere veramente le potenzialità che abbiamo.
Quest’estate si è inserita in maniera importante la figura di Enzo Gaudino. Come ti stai trovando con lui?
Innanzitutto ringrazio Villa, che secondo me ha fatto un buonissimo lavoro in questi due anni, soprattutto il primo, con una squadra arrivata in finale di coppa e che si è giocata i playoff fino a tre o quattro giornate dalla fine del campionato. Enzo è subentrato e mi è sembrato veramente subito un gran tassello per il Ceriale, perché è uno che di calcio ne sa, ha giocato e con i giocatori si vede che ne conosce, ne sa anche di calcio. Ha quella cazzimma giusta per dare qualcosa in più alla squadra, sia a livello di gruppo sia di gioco. Io con lui ho parlato e in cinque minuti mi ha convinto a rimanere.
Che tipo di squadra ti aspetti quest’anno, anche considerando i nuovi arrivati?
Sono tutti giocatori giovani ma comunque esperti, hanno già fatto tanti campionati. Staltari ha già vinto il campionato di Promozione con l’Albenga, lo stesso Halaj ha girato e ha già fatto gol, anche Tobia ha un gran curriculum, Peirano e tutti gli altri. Sono giocatori giovani, ma con una certa esperienza e qualche campionato importante alle spalle. Mi sembrano tutti ragazzi abbastanza grintosi e con voglia di fare, quindi mi aspetto un gran campionato. Come hai detto prima, secondo me nelle prime sei posizioni ci si può puntare. Il sogno sarebbero i playoff, però penso che nelle prime sei-sette posizioni possiamo piazzarci.
Come hai vissuto la presentazione in piazza, da capitano del Ceriale?
In quattro anni a Ceriale non avevo mai fatto una cosa del genere. L’avevamo fatta solo ad Albenga, in Eccellenza. Ritrovarmi in una realtà dove essere protagonista, capitano del Ceriale e avere un po’ i fari puntati addosso nella piazza è stato veramente piacevole, bello, emozionante. È una cosa da rifare, secondo me, ogni anno, anche perché dà molta visibilità alla Prima Squadra. Mi ha fatto un sacco piacere rappresentare la squadra sul palco e spendere due parole per la società, il mister e i miei compagni.
Cosa significa per te indossare la fascia da capitano del Ceriale?
Significa che Ceriale in questi quattro anni è diventata praticamente una famiglia. Ho passato penso tutto questo periodo, questi quattro anni, forse più a Ceriale che a Laigueglia: praticamente quasi ogni giorno sono lì, vedo le stesse facce da quasi quattro anni. Ormai mi sono ambientato, conosco tutti, conosco tutto del Ceriale. Per me è un vero senso di orgoglio e di appartenenza verso una società che mi ha dato molta fiducia in tutti questi anni e che punta ancora tantissimo su di me. Sono orgoglioso di continuare a capitanarla e questo mi dà anche un senso di responsabilità nei confronti dei ragazzi più giovani. Cerco di dare loro qualche consiglio della mia piccola carriera e di rappresentare al meglio la squadra, dentro e fuori dal campo.
Come sono i giovani del Ceriale?
Sono giovani che qualitativamente, penso, come a Ceriale non ce ne siano tanti. Lo sappiamo, non devo dirlo io: ogni anno Ceriale sforna giovani, è top. È tornato anche Prudente, che oltre a essere un mio amico è secondo me un giocatore fortissimo, se non tra i migliori giovani della Promozione. Dopo l’esperienza al Pietra l’ho visto anche in questi primi allenamenti ed è cresciuto tantissimo. Poi ci sono gli altri giovani del settore giovanile: Gaudino, Minazzo, Ascheri, per esempio, sono tanta roba. Gaudino l’anno scorso ha fatto praticamente tutta la stagione da titolare ed è cresciuto un sacco. Secondo me è pronto per il salto di qualità quest’anno. Penso che lui e Prudente faranno veramente tanto bene. C’è anche Miranda, che sta crescendo stagione dopo stagione. È un gruppo di ragazzi educati con cui mi trovo bene. Hanno qualche anno meno di me, però ci rido, ci scherzo, li vedo anche in giro. Sono ragazzi per bene, bravi, educati e forti. Sono contento dei giovani che abbiamo.
Come hai ritrovato lo Staff e il Mister?
Lo staff è quello solito e gli voglio tutti un sacco di bene. Ormai con il mister, tra Juniores e Prima Squadra, è il sesto anno che siamo insieme. Con lui c’è sempre un bel rapporto. Parliamo praticamente ogni giorno, discutiamo sulle cose di campo e ogni giorno in allenamento abbiamo comunque qualcosa da dirci. Sono contento: penso che questi tre anni siano anche tanto merito suo, del motivo per cui sono rimasto qua. E con tutto il resto dello staff mi trovo sempre bene. Sono contento che siano rimasti tutti e anche con la gente nuova che è entrata mi sto trovando bene. Speriamo di continuare così.
Il mister ogni tanto ti “punzecchia” in campo
Per esempio, alla fine dell’amichevole contro la Cairese mi ha fatto i complimenti per il gol, però durante la partita mi punzecchiava su delle cose tattiche. A volte c’è qualche confronto ma con assoluto rispetto. Lui è l’allenatore e io sono un giocatore. Con Mister Mambrin c’è stato sempre un bel rapporto e sempre ci sarà.