A tu per tu con... Marco Roccati. L'ex portiere che ha navigato parte della sua illustre carriera in Serie A ha realizzato un'intervista esclusiva con rivierasport.it, ripercorrendo la carriera e i personaggi conosciuti nelle varie squadre in cui ha militato.
La carriera. Classe 1975, Roccati inizia la sua carriera nelle giovanili del Nizza Millefonti e del Torino, prima di essere ceduto alle giovanili del Ravenna. Con la formazione giallorossa, dopo un prestito al Forlì (29 presenze), esordisce in Serie B nel 1996/1997. La stagione successiva è ceduto all'Empoli dove è allenato da un certo Luciano Spalletti. Nelle sue successive tappe anche Bologna (vittoria nell'Intertoto), i prestiti a Perugia e Pistoiese, l'esperienza scozzese al Dundee, l'occasione persa al Napoli per un serio infortunio, Ancona, Fiorentina, Ivrea, Gallipoli e Canavese dove chiude la sua carriera da calciatore.
Marco Roccati, la sua carriera ha vissuto varie situazioni: qual è la piazza che le ha dato di più? “Deciderne una è complicato, visto che mi hanno dato tutte molto e ognuna con le sue caratteristiche. Ravenna, la città che mi ha accolto da bambino, mi ha fatto crescere, esordire in Serie B e anche se non è stata una piazza blasonata è stata una tappa importante della mia carriera.
Sono poi andato ad Empoli dove ho trovato Luciano Spalletti come allenatore, piazza che mi ha dato tantissimo sotto l’aspetto professionale e tanto affetto da parte del pubblico. Bologna è stata una piazza dove ho avuto modo di giocare poco e dove oggi vivo: lì ho vinto l’Intertoto e questo è stato l’ultimo trofeo vinto da questa società. Avevamo una grande squadra con i vari Signori, Ingesson, Binotto, Bettarini, Paramatti, Mangone e Kennet Andersson, tutti nomi di altissimo livello.
Napoli e Fiorentina? A Napoli sono arrivato per fare il protagonista e mi sono fatto male contro la Juventus subito, e quello stop mi ha penalizzato visto che mi ha tenuto fermo per parecchio tempo. Quando sono rientrato dall0infortunio di Napoli a Firenze ovviamente erano passati quasi due anni e mezzo e in quel momento è stato penalizzante. La responsabilità è stata anche mia perché non ho risposto come dovevo”.
Il suo ricordo più bello su un campo di Serie A? “Sicuramente quando ho fatto l’esordio al San Paolo contro il Napoli e le emozioni di quel giorno sono incredibili: è stato tutto veloce, mi sono trovato in campo subito, senza rendendomi pienamente conto di quello che accadeva dentro quello stadio dove ogni bambino sogna di calcare”.
Un suo parere personale su Luciano Spalletti e Giovanni Martusciello? “Spalletti è un allenatore molto bravo, competente, ed è consapevole di qual è la chiave per avere successo. Ho avuto modo di lavorarci insieme all’Empoli all’inizio e l’ho frequentato anche dopo rendendomi conto che nella sua mente è molto bravo a capire quali sono le strade da percorrere per ottenere successo, per fare giocare bene la squadra che allena e dare equilibrio psicologico. E’ un allenatore dalle grandi capacità”.
Martusciello? Per Giovanni mi dispiace. Conosco lui come uomo e sarà dura da smaltire la retrocessione con l’Empoli. Gli ho anche parlato e mi ha detto di quanto ha sofferto in questa stagione di quanto poteva essere esaltante e non lo è stato. Anche se c’è da dire che la sua squadra era stata depotenziata sia ad inizio stagione che a gennaio tra cui la cessione di Saponara. Lui aveva grande attaccamento alla piazza e il pubblico di Empoli: è stato coraggioso a buttarsi in questa esperienza”.
Ha qualche rammarico in carriera? “Non ho rammarichi, forse quando potevo andare a Torino e vestire la maglia della Juventus. Ho avuto questa opportunità e dovevo accogliere questa cosa e andare senza pensarci troppo. Forse pensavo di meritare una maglia da titolare e non ho accettato perché quella piazza non poteva garantirmi quella cosa e questo è stato un errore che ho commesso”.
Ci regala un suo parere sulle piazze di Sanremese e Savona? “Le piazze di Sanremese e Savona hanno una storia, nelle loro categorie visto che non mai riuscire a giocare tanto in alto nelle ultime stagioni. Io ho giocato contro entrambe quando ero in Serie D nel Nizza Millefonti, e sono due piazze forti per quella categoria che in passato hanno anche cercato di realizzare qualcosa di importante. Purtroppo costruire non è mai facile”.
Cosa fa oggi Marco Roccati? “Io in questo momento mi occupo con i giovani portieri, collaborando con la FIGC e con tanti ex colleghi ho una Scuola Portieri a Bologna che forma e crea estremi difensori e dà un contributo alle società professionistiche in cerca di portieri. Noi abbiamo sede a Bologna, ma giriamo per mezza Europa a realizzare degli stage, quindi ogni anno conosciamo 700-800 portieri giovani che vogliono iniziare ad intraprendere il percorso in questo ruolo”.





