Calcio - 05 maggio 2026, 12:15

Calcio | Sanremese, parla Masu: “Serie C? Noi siamo pronti, ma senza strutture non si va da nessuna parte”

Il presidente biancazzurro a “Stadio Aperto” va oltre il campo: dal nodo stadio al progetto Pian di Poma e Villa Helios, fino al mercato

Calcio | Sanremese, parla Masu: “Serie C? Noi siamo pronti, ma senza strutture non si va da nessuna parte”

C’è una parola che torna più di tutte nelle riflessioni di Alessandro Masu. Non è mercato, non è classifica, non è nemmeno promozione. È “strutture”. Ed è da lì che parte, inevitabilmente, qualsiasi discorso sul futuro della Sanremese e, più in generale, del calcio italiano. Intervenuto a Stadio Aperto, il presidente della Sanremese ha tracciato una linea chiara, netta, quasi controcorrente rispetto alla narrativa più diffusa. Nel giorno in cui il Vado celebra la promozione in Serie C, Masu sceglie prima di tutto di rendere merito: “Faccio i complimenti al presidente Tarabotto, a sua moglie e a tutta la dirigenza. Si meritano questa vittoria, ci hanno provato per tanti anni”.

Ma subito dopo arriva il punto. Il vero nodo. “Il problema delle strutture non riguarda solo il Vado, ma tutto il ponente ligure. Da Savona a Ventimiglia non c’è uno stadio pronto per affrontare il salto nei professionisti”. Non è una provocazione, è una constatazione. Masu parla per esperienza diretta. “Quando sentivo dire che il Vado avrebbe costruito una corazzata, mi facevo una domanda: e poi? Io stesso, preso dall’entusiasmo, pensavo che con pochi interventi si potesse rendere agibile lo stadio di Sanremo. Poi mi sono scontrato con una realtà ben diversa”. Una realtà fatta di burocrazia, tempi lunghi, ostacoli amministrativi. “A volte non bastano i soldi. Serve programmazione, serve avere prima il via libera delle amministrazioni. Solo dopo puoi pensare alla Serie C”. Il concetto è semplice, ma spesso ignorato: “Prima ti strutturi, poi provi il salto di categoria”. E gli esempi, dice Masu, sono sotto gli occhi di tutti.

Il discorso si allarga, inevitabilmente, al sistema calcio italiano. “Il calcio va riformato in tutto e per tutto. Se da più di dieci anni non andiamo ai Mondiali, il problema non è solo nei giocatori, ma nelle fondamenta. Gli stadi sono obsoleti, siamo indietro rispetto a Germania, Inghilterra e Spagna”. Non è solo una questione di Serie A: “Anche la Serie D è tutt’altro che dilettantistica, per i costi che comporta”. E allora? “Serve un confronto con persone competenti, che capiscano il calcio. Le strutture sono fondamentali, dal settore giovanile fino alla prima squadra”. In questo quadro si inserisce la Sanremese. Una società che, nelle parole del suo presidente, oggi ha finalmente una direzione precisa. “Dopo cinque anni sono riuscito a convincere imprenditori e persone di alto livello a credere nel progetto. Parliamo di figure che hanno vinto tutto nel calcio internazionale”. Non nomi “farlocchi”, sottolinea Masu, ma professionisti veri, attratti da un’idea concreta: riportare Sanremo nel calcio che conta.

I primi passi sono stati fatti. “Abbiamo finalmente un centro sportivo dove si allenano tutte le squadre, dai primi calci alla prima squadra. È una base importante”. Ma non basta. “Ora vogliamo investire ancora: una tribuna coperta, interventi sullo stadio. Ma non si costruisce una casa partendo dal tetto. Prima bisogna essere pronti”. La chiave, ancora una volta, è nella programmazione. “Non si può pensare di vincere e poi vedere cosa succede. Bisogna arrivare pronti”. Per questo le prossime settimane saranno decisive. “A fine giugno scadono le concessioni. Se riusciremo a ottenere una gestione pluriennale dello stadio e del Pian di Poma, allora potremo davvero investire e costruire una squadra competitiva”. Non solo prima squadra. Masu guarda più lontano. Parla di 'academy', convitti per i giovani, strutture moderne. “A Sanremo trovare casa per 18-19 giocatori è complicato. Avere tutto in un’unica struttura farebbe la differenza”. E quella struttura è Villa Helios, un progetto ambizioso: “Vogliamo creare al suo interno anche una struttura polispecialistica per la riabilitazione sportiva, qualcosa che oggi non esiste nel ponente ligure”. Un’idea che va oltre il calcio, ma che dal calcio parte. 

Sul campo, intanto, la stagione ha dato segnali incoraggianti. “Siamo partiti male, poi abbiamo rimesso tutto in piedi. Il girone di ritorno è stato importante”. I playoff? “Sarebbero state partite inutili. L’obiettivo era migliorare il decimo posto e lo abbiamo fatto”. Ora lo sguardo è già al futuro. “Dobbiamo inserire sei o sette giocatori di livello importante. Servono personalità, esperienza, gente che ha già vinto questa categoria”. Senza però buttare via quanto costruito: “Non sempre vincono le figurine. Serve alchimia”. La sensazione è che la Sanremese sia arrivata a un bivio. Da una parte l’ambizione, dall’altra la necessità di basi solide. Masu non ha dubbi su quale strada scegliere. “Vogliamo uscire dal dilettantismo e andare nei professionisti. Ma per restarci, non per passarci”. E per farlo, prima di tutto, servono le fondamenta.

Andrea Musacchio

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