C’è chi nello sport cerca una semplice passione. Poi c’è chi, dentro uno sport, trova un modo di stare al mondo.
Per Selina Pasquero, storico numero 56 delle Piratesse, il football americano è stato esattamente questo: una scelta inattesa diventata identità, sacrificio e famiglia allargata.
Tutto inizia nell’autunno del 2014. Una proposta fatta quasi per gioco da un’amica. Una squadra femminile che stava nascendo. Un gruppo di ragazze pronte a buttarsi dentro qualcosa di completamente sconosciuto.
Selina inizialmente avrebbe voluto dire no. L’università, gli impegni, il tempo che non basta mai. Ma a volte le decisioni più importanti arrivano proprio quando non hai il tempo di pensarci davvero. Le altre avevano già detto sì. Quel “si” cambiò tutto.
Da lì iniziano anni fatti di allenamenti sotto la pioggia, lividi, chilometri, trasferte infinite, turni di lavoro da incastrare con practice serali e weekend consumati tra caschi, tape e lavatrici piene di divise.
Perché il football femminile in Italia non è mai stato una comodità. È sempre stata una scelta di carattere.
Le Piratesse, presenza storica del football americano italiano, hanno attraversato epoche diverse, campi diversi e generazioni diverse di atlete. Sempre con la stessa mentalità: giocare ogni down come fosse l’unico che conta davvero.
Selina arriva dal tackle football, quello duro, fisico, quello dove il contatto racconta tutto. Linebacker di ruolo, numero 56 cucito addosso come una seconda pelle.
Nel tackle il corpo diventa strumento per le compagne: bloccare, chiudere spazi, sacrificarsi perché qualcun’altra possa avanzare di qualche yard in più. Un football fatto di collisioni e fiducia reciproca.
Poi il cambiamento. Negli ultimi anni il passaggio al flag football, disciplina sempre più centrale nel panorama mondiale e destinata a diventare sport olimpico ai Los Angeles 2028 Summer Olympics.
Un altro mondo.
Meno impatto, più velocità. Meno forza bruta, più letture.
Per chi arrivava dal tackle, la vera rivoluzione non è stata togliersi il casco. È stato imparare a pensare il gioco in modo diverso.
Selina lo racconta quasi sorridendo: nel tackle la palla la vedeva appena. Nel flag si è ritrovata persino a riceverla. E ancora oggi, scherza, riuscire a prendere un pallone senza fare drop le sembra qualcosa di incredibile.
Ma dietro quella battuta c’è il senso più profondo della trasformazione delle Piratesse: reinventarsi senza perdere la propria identità.
Perché il football, in qualsiasi forma venga giocato, resta uno sport di istanti. L’azione che sta per partire è sempre la più importante. Quella precedente non conta più. Quella dopo ancora non esiste.
Ed è forse questa la filosofia che tiene vive le Piratesse da così tanti anni.
Donne che dividono la loro vita tra famiglia, lavoro, studio e campo. Donne che spesso arrivano stanche agli allenamenti, ma trovano comunque l’energia per allacciare le scarpe e ricominciare ancora una volta dal prossimo snap.
In un mondo che troppo spesso dice alle ragazze cosa non possono fare, loro continuano semplicemente a entrare in campo.
E forse il messaggio più bello arriva proprio da Selina: se pensi di non essere abbastanza veloce, abbastanza forte o abbastanza portata per uno sport così… allora probabilmente è esattamente il motivo per cui dovresti provarci.
Perché il football americano, prima ancora di insegnarti a vincere, ti insegna a scoprire capacità che non pensavi di avere.
E le Piratesse continueranno a farlo ancora a lungo.
Come se fosse sempre il primo snap della loro storia.





