Tra i grandi nomi del tennis italiano, Fabio Fognini è uno di quelli che più ha legato la propria carriera alla Liguria. Sanremese di nascita, ex numero 1 d’Italia, vincitore del Masters 1000 di Montecarlo 2019 e protagonista in singolare e doppio sui più prestigiosi campi del mondo, Fognini torna a Genova a margine del Teatro dei Campioni, evento conclusivo di “Liguria 2025 - Regione Europea dello Sport”. Tra ricordi, riflessioni sul tennis italiano e il futuro personale, l’ex azzurro racconta emozioni e prospettive.
“Genova è la mia prima casa, mi regala bellissimi ricordi”, racconta Fognini, a cui verrà consegnata la Croce di San Giorgio, la massima onorificenza che la Regione attribuisce a cittadini italiani o stranieri che si siano distinti per particolari meriti di valore culturale, sociale o morale. “Frequentavo lo stadio Marassi e torno sempre volentieri. Da ligure son genoano: dovevo venire a Pegli quando ho portato la fiaccola, ma non ce l’ho fatta. Avendo un po’ più di tempo ritornerò allo stadio”.
Riguardo al tennis italiano, Fognini osserva con entusiasmo il presente e il futuro: “Bellissimo, da ex tennista fa molto piacere. Abbiamo due giocatori nei primi cinque posti del mondo e un movimento di giovani che punta in alto: fa ben sperare”.
Sul suo ruolo attuale e il dopo carriera: “Il primo passo è stato ‘Ballando con le stelle’. Ora sono un disoccupato di lusso. Ovviamente ci sarà da voltare pagina, mi prenderò il mio tempo su cosa orientarmi, ma non voglio dirlo. Ci sarà il tempo per sedersi al tavolo”. E sulla vita lontano dai campi: “Onestamente ora seguo, con la mia agenzia abbiamo giovani promettenti, però non mi manca il tennis. Non ho più giocato, se non per partite di beneficenza. E il padel no”.
Fognini racconta poi il suo ritiro: “Ero più tempo fuori per infortuni che a giocare le partite. Facevo fatica. È stato un addio sognato, che ha richiesto tempo, ma penso di aver fatto la cosa giusta”.
Sul futuro del tennis italiano e sui giovani: “Io penso sia uno sport bellissimo, all’aria aperta. Mio figlio gioca ma non metto pressione. È uno sport difficile, ma come tutti gli sport è fondamentale muoversi. Su Musetti, l’ho sentito ieri e sto parlando con il suo nuovo coach, che mi ha aiutato anche a me. Lorenzo ha grandi potenzialità e può approfittare di questo periodo, mentre gli altri due giovani giocano uno stile diverso. Djokovic ha la mia età e Zverev è da tempo tra i top. Su Sinner ci si può aspettare qualsiasi cosa".
Infine, un pensiero su Genova come capitale del tennis come anni fa: “Difficile, perché il circuito internazionale ha tantissimi tornei e alcune volte coincidono. Genova coincide con la seconda settimana dell’US Open, quindi era difficile avere certi giocatori. In passato ho giocato e vinto qui, l’ultima volta sono stato finalista. Ma Genova cercherà di riportare la Coppa Davis, come fatto in passato".















