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Altri sport | 10 gennaio 2021, 07:00

Bloccato il pezzotto: duro colpo della Guardia di Finanza allo streaming illegale

L’operazione ha permesso di scoprire una rete di server sparsa in tutta Italia ed Europa

Bloccato il pezzotto: duro colpo della Guardia di Finanza allo streaming illegale

La Guardia di Finanza italiana ha completato un’operazione di blocco dello streaming illegale chiamata The Perfect Storm che ha portato ad oscurare oltre 5000 canali di contenuti illegali. Questi siti erano accessibili tramite abbonamento al volgarmente chiamato “pezzotto”, una chiavetta o decoder da collegare alla TV per accedere alle trasmissioni illegali.

L’operazione ha permesso di scoprire una rete di server sparsa in tutta Italia ed Europa con infrastrutture tecnologicamente all’avanguardia che catturavano il segnale delle trasmissioni su abbonamento come Sky e DAZN, e le ritrasmettevano sulla rete illegale, dando accesso soprattutto a canali di calcio streaming e sport in diretta.

Il giro di affari scoperto all’interno di questo settore è enorme, tanto che la Procura di Napoli ha confiscato oltre 10 milioni di euro ai 23 indagati. L’attività è stata scoperta principalmente utilizzando un sistema di tracciamento dei pagamenti che ha consentito di trovare coloro che gestivano gli affari. Tra gli indagati spuntano anche 15 persone riceventi reddito di cittadinanza.

I numeri dello streaming illegale in Italia

Secondo i dati raccolti dalla Guardia di Finanza, pare il che il pezzotto e lo streaming illegale sia stato utilizzato da 5 milioni di persone in Italia. Per ora, le sanzioni principali sono scattate solo per i proprietari e gestori della rete illegale, tuttavia, all’interno dell’operazione sono state registrate anche 223 denunce per gli abbonati che ora rischiano fino a 3 anni di carcere, 25 mila euro di multa e confisca di TV, smartphone o computer.

Molti utenti rischiano di essere facilmente rintracciabili anche per l’utilizzo di Telegram per le comunicazioni. Pare infatti che molte trattative venivano svolte proprio nei canali di quest’app di messaggistica, in cui venivano condivisi anche link per certe trasmissioni. L’operazione ha permesso di bloccare questi canali e di identificare tutti gli utilizzatori coinvolti.I dati rilevati sono enormi tanto che richiederanno mesi di analisi prima di riuscire a trovare e sanzionare ogni utente, tuttavia, i rischi sono reali.

Chi c’era dietro al pezzotto?

La rete di gestione principale del pezzotto identificata dalle fiamme gialle è chiamata Webnet. Pare che sia il network principale di vendita di abbonamenti con un prezzo di circa 10 euro per poter accedere alla maggior parte delle trasmissioni di sport, intrattenimento e cinema, compreso il canale satellitare Sky.

La rete era tanto sviluppata che venivano offerti anche degli sconti per coloro che stipulavano un contratto più lungo da sei o dodici mesi. I pagamenti erano disponibili tramite PayPal, carta di credito, ricarica postepay, ma soprattutto criptovalute, a dimostrazione che questa nuova tecnologia finanziaria deve essere regolamentata al più presto per evitare spiacevoli usi criminali.

L’abbonato riceveva a casa una chiavetta o decoder da collegare la TV con un flusso di dati criptato che consentiva di accedere alle trasmissioni. Da notare che era disponibile anche un servizio di assistenza 24 ore su 24, a dimostrazione di come l’attività fosse particolarmente sviluppata e insediata sul territorio. Facendo alcuni conti, pare che l’operazione fosse in grado di generare circa mezzo milione di euro al mese, motivo per cui i criminali non si sono messi troppi problemi.

Webnet non è l’unica sottorete identificata. Sono state rilevati anche numerosi altri network minori tutti collegati al settore delle IPTV illegali. È chiaro che chiunque abbia fatto uso o stia pensando di provare uno di questi servizi dovrebbe stare in guardia perché l’operazione non è ancora terminata e le procedure di analisi e controllo sono più in atto che mai.

Ricapitolando, gran parte delle società che gestivano il pezzotto in Italia e in Europa sono state bloccate. Ora le autorità hanno in mano una grande quantità di dati e resta da capire se procederanno con il denunciare tutti gli utenti o se si concentreranno solo sui gestori della rete.

 

 

 

Richy Garino

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