La questione del ruolo del privato nell'erogazione dei servizi sanitari non si limita soltanto a visite ed esami per accertare le condizioni di salute dei pazienti ma riguarda sempre di più anche le visite medico sportive.
Il caso delle difficoltà a gestire e organizzare le visite medico sportive è stato nuovamente sollevato dal consigliere comunale Aureliano pastorelli nell'Ultima commissione dedicata alla sanità. Fino al 2019 le associazioni sportive compilavano i moduli per le visite medico sportive, li portavano in via Collodi e dopo un mese circa si andavano a ritirare e la stessa associazione poteva prenotare la visita medico sportiva. Poi, per problemi di privacy dal 2019 è stato fatto divieto alle associazioni di prenotare visite per i propri atleti: certificati timbrati venivano dati ai genitori che autonomamente dovevano prenotarsi la visita ma spesso con tempi lunghi, oltre la scadenza della validità del certificato con l'atleta che non poteva svolgere l'attività sportiva perché senza certificato. Recentemente a queste criticità si è aggiunto un altro intoppo burocratico.
“Da quando ho segnalato il problema la situazione è peggiorata – ha spiegato Pastorelli - la situazione è peggiorata. Prima riuscivamo a portare le richieste tutte insieme, ora le associazioni sportive devono portarle richieste 15 giorni prima della scadenza del certificato. E' una cosa impossibile da fare. Vuol dire che avere una persona che quasi tutti i giorni si reca all'Asl per portare la richiesta di visita medica di un atleta. Le associazioni sportive vengono contattate continuamente dalle aziende private che stanno battendo a tappeto le società sportive per proporre il servizio. Sono migliaia di atleti delle associazioni sportive non una decina”.
Una situazione che mette in difficoltà le stesse società sportive con ulteriori incombenze, gli atleti che senza il certificato non possono fare sport e le loro famiglie che spesso sono costrette a rivolgersi al privato per avere i certificati.
“Ci sono varie problematiche sulla medicina dello sport – ha risposto Monica Cirone, Direttore sociosanitario dell'Asl2 - Abbiamo avuto una riduzione di ore interne e, in questo momento, noi possiamo rispondere con la medicina sportiva attraverso specialisti ambulatoriali con medici Sumai. Ora abbiamo raggiunto circa 32 ore settimanali del professionista, ma manca ancora qualcosa e nel frattempo ci siamo convenzionati attraverso una gara con alcune strutture. La Regione, tramite il presidente della Commissione Sanità, ci ha fatto sapere che ci sarà un incontro per cercare ampliare il numero dei professionisti che si occupano della medicina sportiva perché noi questa carenza la sentiamo. Rispetto alla privacy sappiamo che c'è questo problema, mentre per la questione dei 15 giorni se ne occupa la Struttura dell'igiene e faremo una approfondimento”.














