Torino, luci accese sul CIT Turin e tensione da partita vera. Week 7 di IFL2 che vale più di una semplice vittoria: identità, ambizioni, prospettive. Alla fine sorridono i Reapers Torino, che superano i Pirates 1984 per 13-10 all’overtime, trascinati da un protagonista assoluto, Brun.
Il running back e kicker torinese firma tutti e 13 i punti dei suoi: due field goal, l’ultimo glaciale, in pieno overtime e un touchdown su corsa che tiene in piedi i Reapers nel momento più complicato. Una prestazione totale, da leader capace di caricarsi sulle spalle il peso dei possessi decisivi.
Eppure per lunghi tratti, il copione sembrava scritto in bianco e blu.
I Pirates avevano preso il controllo della gara, soprattutto grazie a una difesa tornata a essere ancora una volta il “Black Wall”, aggressiva, disciplinata, capace di limitare al minimo le big play e imporre il proprio ritmo. In attacco la regia di Federico Burato ha dato ordine, suo l’unico touchdown ospite su corsa, al termine di un drive costruito con lucidità. A completare lo score, come da copione, il piede affidabile di Stefano Raffaelli.
Ma il football è un gioco di dettagli che modificano di continuo le inerzia.
Nel quarto periodo i Reapers trovano il pareggio che riapre completamente la partita e la trascina all’overtime. È lì che cambia tutto. Dalle 25 yard, i Pirates non riescono a capitalizzare il possesso: una sequenza negativa li spinge indietro, fuori da ogni range utile. Torino invece, resta fredda e metodica, avanza quanto basta per entrare in zona field goal. Poi ancora lui, Brun. Calcio pulito, traiettoria sicura, partita chiusa.
Resta il rammarico per i Pirates, probabilmente penalizzati da alcune scelte offensive troppo ambiziose, diversi tentativi profondi per sorprendere la secondaria torinese non hanno prodotto l’effetto sperato e in alcune situazioni sarebbe servita maggiore pazienza nella lettura, senza fermarsi al primo target disponibile ma coinvolgendo con continuità l’intero parco ricevitori. Il risultato è stato un tempo di possesso palla limitato e di conseguenza una difesa costretta a restare in campo troppo a lungo. Saranno ben 73 gli snap dei ragazzi di coach De Cunsolo. Un carico eccessivo che alla distanza si è fatto sentire, con il “Black Wall” progressivamente meno lucido nei momenti decisivi. Proprio uno di questi tentativi profondi si è trasformato nell’intercetto che ha spezzato un drive potenzialmente decisivo. In una partita così tirata, anche gli episodi hanno avuto il loro peso, infatti un paio di infortuni (Lo Bue, Fiammenghi) e un field goal sbagliato hanno inciso sull’inerzia complessiva. Non vuole essere un alibi, ma è evidente come in questa stagione, ai Pirates servirebbe anche un pizzico di fortuna in più.
Eppure nella sconfitta, emergono segnali concreti. La difesa ha concesso pochissimo. Tra le note più alte impossibile non citare gli special team: i punt di Alessandro Bologna sono stati un piccolo manuale tecnico, tra spiral pulita, hang time elevato e copertura sempre efficace. Ora il passo successivo sarà riuscire a piazzare con maggiore precisione i palloni, così da costringere gli avversari a ripartire ancora più lontano.
Con questa vittoria, i Reapers Torino si inseriscono con forza nella corsa alle zone alte del Girone A, affiancando le ambizioni dei Seamen Milano in ottica playoff. Per i Pirates invece, il margine si assottiglia: servirà maggiore concretezza, soprattutto in redzone.
Il calendario non concede tregua. Il 26 aprile ancora in trasferta, ancora una sfida ad altissima intensità: Milano, contro i Seamen.
Un altro banco di prov perché adesso non basta più giocare bene.
Serve fare quel passo in più.
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