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Calcio | 16 ottobre 2019, 10:45

Il ritorno del Faraone nazionale: in mezz'ora El Shaarawy d'oro col Liechtenstein

Una rete ed un assist il biglietto da visita con cui l'ex Roma e Genoa si è presentato nella mezz'ora concessagli dal ct Mancini

Il ritorno del Faraone nazionale: in mezz'ora El Shaarawy d'oro col Liechtenstein

I nostalgici del calcio nostrano avevano sognato un ritorno in campo con la maglia della Nazionale sabato scorso contro la Grecia, quando l'azzurro aveva lasciato spazio sulle divise "Rinascimento" della selezione maggiore al verde ed al blu, colori del Legino con cui Stephan El Shaarawy aveva dato i primi calci al pallone.

Ha dovuto invece attendere ancora qualche giorno il Faraone per difendere ancora sul campo il nome dell'Italia, ma la sua pazienza è stata ampiamente ripagata ieri sera nel match contro il Liechtenstein e nella mezz'ora che il ct Roberto Mancini, da ieri "compagno" di Vittorio Pozzo negli annali della storia azzurra in fatto di vittorie consecutive, gli ha concesso.

Prima l'assist al bacio per l'incornata vincente di Romagnoli e poi, dopo appena cinque giri di orologio, conclusione a giro per la tanto agognata rete che all'esterno savonese in Nazionale mancava da oltre tre anni, ossia dall'amichevole di Monaco di Baviera del 29 marzo 2013 contro la Germania dove l'allora team di Antonio Conte perse 4-1.

Una lontananza dal gol micidiale per un attaccante, che nel caso di "Elsha" si accompagnava ad un'assenza dal campo che durava da quel maledetto lunedì di novembre del calcio italiano, quando Gian Piero Ventura gli concesse poco meno di mezz'ora di gioco per cercare di scardinare la difesa svedese e trovare la qualificazione al mondiale di Russia 2018. Che purtroppo non arrivò.

Da allora acqua sotto i ponti ne è passata parecchia. Il savonese ha convinto con la maglia della Roma prima del sorprendente trasferimento estivo allo Shanghai Shenhua, nel mentre il cambio generazionale portato dal nuovo CT ha dato i suoi frutti, e Stephan finora ne ha sempre fatto parte, seppure dalla panchina. Almeno fino a stasera.

Perchè se è vero che sul banco di prova di Vaduz non si trovava un avversario di livello assoluto, i segnali inviati dal Faraone al commissario tecnico lo sono stati, eccome.

Mattia Pastorino

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