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Calcio | 21 dicembre 2020, 16:30

L'EDITORIALE. Vado: sangue, "cazzimma" e status quo

La gestione tecnica non chiara e vecchi limiti hanno condannato nuovamente i rossoblu alla sconfitta

un collage del Vado FC

La partita di ieri pomeriggio persa dal Vado a Sestri Levante ha rappresentato la perfetta cartina tornasole non solo della stagione, ma della gestione tecnica del club.

Gli aspetti da analizzare sono molteplici: tattici, tecnici e psicologici, tutti concatenati e autori principali degli appena otto punti in classifica raccolti fino ad oggi.

Tanti sono gli aspetti paradossali: il Vado in valori assoluti non è affatto una cattiva squadra, e in più alle spalle ha una società più che solida.

Il presidente Franco Tarabotto, insieme a Beppe Costa, hanno investito milioni di euro in tutti questi anni, non solo per la Prima Squadra, ma anche per il Settore Giovanile e soprattutto per le strutture. C'è davvero poco da appuntare alla dirigenza per il percorso intrapreso, ma sul fronte dei risultati i conti non tornano, in relazione agli investimenti messi sul piatto.

Il Vado dovrebbe porsi stabilmente nella zona medio-alta della graduatoria di Serie D e non ridursi a fare l'altalena tra il massimo campionato dilettantistico e l'Eccellenza.

Il jolly è già stato giocato l'anno scorso, con la doverosa salvezza d'ufficio dovuta alla pandemia, ma farsi trovare nuovamente impreparati sarebbe doppiamente colpevole.

Una certa mancanza di linearità di pensiero nelle scelte tecniche appare evidente. In tre delle ultime quattro partite, al netto delle lecite motivazioni, non ha presenziato mister Luca Tarabotto in panchina, lasciando le redini a Cristiano Francomacaro. Due approcci opposti di guidare la squadra e che inevitabilmente possono generare confusione, ancor di più in un torneo, come la Serie D, dove i piccoli dettagli sono fondamentali.

Ieri i rossoblu sono partiti con il 4-2-3-1. Una scelta palesemente azzardata guardando al modo di stare in campo degli avversari. Il Sestri Levante di Ruvo, tutto grinta e corsa, era in campo con il canonico 3-5-2, che ha ingenerato un'automatica inferiorità numerica in mediana, acuita dal passo non certo rapido di due giocatori di qualità come Taddei e Sampietro. Chi avrebbe potuto dare una mano, abbassandosi, era il trequartista, D'Agostino, ma la condizione atletica non è ancora ai massimi.

Automaticamente il Vado non ha mai preso in mano le redini del gioco fino alla zampata di D'Antoni, arrivata su calcio piazzato. A quel punto è arrivato il cambio di modulo, con il ritorno al 4-3-1-2. La densità in mediana ha permesso al Vado di soffrire meno, ma al contempo in 70 minuti di partita, pur essendoci le condizioni per ripartire, i rossoblu non sono riusciti ad imbastire un contropiede degno di nota.

In più nell'ultimo quarto d'ora di gioco, quando il clima è diventato rovente tra campo e tribuna, sono emersi antichi limiti di personalità. Non si chiede di giocare sporco, ovviamente, ma è evidente l'assenza di quelle piccole malizie sportive (utilizzate lecitamente da quasi tutte le formazioni) necessarie a volte per portare a casa qualche punto utile in più. Danno e beffa, perchè in una manciata di minuti sono arrivate le due reti del Sestri Levante, Vavassori si è ritrovato con il volto insanguinato per un colpo ricevuto all'arcata sopraccigliare e D'Agostino, richiamato in panchina, è stato espulso e quindi non potrà scendere in campo mercoledì contro la Folgore Caratese.

Ora dentro le mura del Chittolina sarà necessario fare chiarezza, sia sulla guida tecnica che all'interno dello spogliatoio, per tracciare una linea comune chiara da poter perseguire. Mantenere l'attuale status quo potrebbe rapidamente portare i rossoblu su una china pericolosa nella rincorsa all'obiettivo salvezza.

Il Vado è un patrimonio importante della nostra provincia e perdere l'unico riferimento in Serie D sarebbe deleterio per tutto il movimento dilettantistico.

Lorenzo Tortarolo

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