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Calcio | 06 gennaio 2020, 12:15

Calcio, Promozione. Prima sconfitta in campionato per il Taggia, mister Siciliano non fa drammi: "Ripartiamo con la consapevolezza che d'ora in avanti chi ci incontrerà troverà una squadra pronta ad usare la spada e non più il fioretto"

Il tecnico commenta il 3-1 subìto sul campo del Legino: "Se a vedere la partita ci sono dirigenti delle squadre limitrofe che ti tifano contro pur essendo dirette concorrenti per la salvezza questo ci fa ancor di più arrabbiare"

Simone Siciliano, allenatore del Taggia

Simone Siciliano, allenatore del Taggia

Prima sconfitta stagionale in campionato per il Taggia, ma che resta in testa alla classifica del campionato di Promozione.

Sul campo del Legino arriva un 3-1 che regala un passo indietro rispetto alle ultime prestazione del 2019, ma al nostro quotidiano online mister Simone Siciliano non fa drammi per lo stop subìto:

"Come prima cosa voglio fare i complimenti al Legino che ha giocato con la grinta necessaria per battere la capolista - esordisce il tecnico giallorosso - quando incontri squadre più attrezzate di te è normale che dai qualcosa in più. Noi abbiamo giocato per 85 minuti nella loro metà campo, proponendo anche un buon calcio ma quando di fronte hai una squadra che rispecchia in pieno il proprio allenatore fai fatica. La palla più vicina per loro era a tre metri di altezza e a 60 di lunghezza, spero solo che non ci siano stati bambini al campo perché ho sentito dire delle cose irripetibili da parte loro".

"Detto questo nessun dramma, ripartiamo alla grande con la consapevolezza che d'ora in avanti chi incontrerà il Taggia non troverà più una squadra dedita al bel gioco - sottolinea Siciliano - ma troverà una squadra affamata di punti e inizierà ad usare la spada e non più il fioretto. Poi se a vedere la partita ci sono dirigenti delle squadre limitrofe che ti tifano contro pur essendo dirette concorrenti per la salvezza questo ci fa ancor di più arrabbiare. I conti li faremo alla fine, partita dopo partita e vedremo dove saremo noi e dove saranno gli altri".

Riccardo Aprosio

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