Non è stata la sola sconfitta contro la capolista Albissole a rendere amara la domenica della Baia Alassio Auxilium. Già nelle parole di mister Sardo era palpabile la delusione, a fargli eco e rompere definitivamente gli indugi con una nota ufficiale che punta il dito contro il distacco della cittadinanza verso la squadra giallonera è il direttore generale Daniele Taverna.
Non una reazione istintiva post-partita, quella del dirigente, ma una denuncia ponderata sulla solitudine di una società che, nonostante i successi sportivi e il supporto delle istituzioni locali, percepisce un vuoto attorno ai propri colori.
«La partita con l’Albissole ha sancito una sconfitta immeritata sul campo, che accettiamo nostro malgrado, perché nello sport non sempre vince chi merita. Da uomini e donne appassionati di calcio, ieri abbiamo però subito una sconfitta ben più pesante: constatare il completo disinteresse dei cittadini di Alassio - dice il direttore - Ieri è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Le parole del nostro Mister Enrico Sardo non sono uno sfogo post-partita, ma racchiudono tutta la passione che i componenti della Baia Alassio Auxilium mettono ogni giorno».
«La situazione è chiara: ai cittadini di Alassio non interessa nulla della propria squadra di calcio - afferma duro Taverna - In passato si diceva: “Ad Alassio non si può fare calcio”. Questa frase per noi è sempre stata uno stimolo per dimostrare il contrario; più veniva ripetuta, più noi alzavamo il livello, finché negli ultimi anni, grazie al lavoro svolto sul campo, questo stereotipo è stato estinto e molti hanno dovuto tacere, visti i risultati sportivi ottenuti. Ci siamo guadagnati il rispetto di tutte le nostre competitor e parlare in certi termini di Alassio oggi risulta molto difficile».
«La riflessione, però, è relegata solo all’esterno di Alassio - specifica - Nonostante l’Amministrazione comunale si sia chiaramente schierata al nostro fianco, la Gesco ci faccia sentire a casa e i genitori dei nostri tesserati del settore giovanile non facciano mai mancare il loro affetto, questa società è lasciata sola dagli abitanti».
«Non sono una persona da tanti giri di parole: mi rivolgo direttamente ad Alassio. Noi, nel nostro piccolo, abbiamo già dimostrato qualcosa e portiamo il nome di Alassio in giro per la Liguria con orgoglio, anche se alcuni di noi non sono alassini. Non avete mostrato un minimo di attaccamento a questi colori. La vostra squadra ha vinto il campionato la scorsa stagione e in questa si sta mostrando all’altezza della categoria: è possibile che neanche questo risvegli in voi un senso di appartenenza? Dovrebbe essere motivo di orgoglio essere allo stadio la domenica a tifare. Ad Alassio si fa calcio, ma purtroppo agli alassini non interessa. Attenzione a queste prossime parole: stavolta non siamo noi a dover dimostrare il contrario» chiosa.














