L'avventura di mister Gianluca Molinaro alla guida del Quiliano & Valleggia si è conclusa ufficialmente ieri sera.
Un'esperienza a cui è mancato forse solo il grande spunto a livello di classifica, ma il bilancio di fine corsa resta comunque largamente positivo per l'ormai ex tecnico biancorossoviola.
Mister, partiamo dalla notizia più fresca. Alla fine le dimissioni sono arrivate: la tua avventura al Quiliano & Valleggia si conclude qui.
"Lo confermo: ho rassegnato le dimissioni ieri sera alla società, ai dirigenti Lasio e a Salinas, e sono state accettate di comune accordo."
Come mai questa scelta? Cosa ti ha spinto a fare questo passo indietro?
"Ci sono state vedute di idee un po' diverse, come può capitare in ogni club. Ma, al di là di questo, ero particolarmente stanco. Il campionato è stato davvero posto, abbiamo avuto pochissima pausa a Natale e a Pasqua, con un livello qualitativo altissimo. Un campionato che ti logora, specialmente con 7-8 trasferte al confine a dir poco impegnative. Ero già orientato a fermarmi, poi sono emersi dei piccoli dettagli che mi hanno dato la spinta definitiva a prendere questa decisione."
All'inizio della tua esperienza avevi detto: "Se non riuscirò ad avere un Quiliano competitivo, sarà un mio fallimento". Guardando la classifica e le avversarie era probabilmente dura fare meglio.
"Se parliamo dal punto di vista personale, no, non è stato un fallimento. Certo, si doveva e si poteva fare di più, perché la rosa c’era. Io non mi sono mai nascosto dietro agli alibi degli infortuni, delle assenze o delle squalifiche. Però va detta la verità: abbiamo fatto tutto un girone d’andata costruendo la squadra su una determinata rosa che il direttore sportivo mi aveva messo a disposizione, ma che tra virgolette non ho quasi mai avuto a pieno regime. Qualcuno ci ha lasciato a dicembre. Due nomi importanti su tutti, Ferrotti e Greco – giocatori che nella nostra rosa facevano la differenza – li ho avuti pochissimo: Ferrotti solo in coppa e Greco a metà del girone d'andata. A inizio stagione sembravano elementi determinanti."
Poi però nel girone di ritorno c'è stata una vera e propria metamorfosi.
"Esatto. A dicembre ci abbiamo messo una pezza. Abbiamo preso Fontana che dietro ci ha dato una mano enorme, abbiamo adattato Fusetti e Cherkez come attaccanti e i gol realizzati parlano chiaro: siamo stati la terza forza del campionato a livello di miglior attacco con 69 reti, dietro solo alla Virtus Sanremese e al Ventimiglia. C'è stata una crescita netta rispetto all'anno precedente: abbiamo messo in cascina 11 punti in più, siamo rimasti nel groppone delle prime 8 squadre a pari punti con Dego e Andora, a soli due punti dai playoff e a sei punti dalla terza in classifica. Non è assolutamente un'annata da buttare via, anzi. Per come è andata, ci vedo del buono."
Sul campo avete sempre espresso un calcio piacevole, anche nei big match ve la siete giocata a viso aperto, superando quel timore reverenziale che forse c'era all'inizio.
"A livello di gioco è indiscutibile, abbiamo sempre espresso un bellissimo calcio e questo ci è stato riconosciuto anche dagli addetti ai lavori. Nei big match, all'andata contro il Ventimiglia siamo andati a giocare con quattro under in campo titolari, perdendo 3-2 per un rigore non concesso. Con la Sanremese no, loro hanno fatto un campionato a parte, anche se secondo me per la rosa che avevano potevano vincerlo molto prima. I complimenti vanno fatti al Ventimiglia che ha tenuto loro testa fino alla fine, e al Bordighera che, nonostante fosse probabilmente già retrocesso al termine del girone di andata, ha onorato l'impegno fino all'ultimo. Noi ce la siamo giocata con tutti: con l'Albingaunia non ci è andata bene, con la Golfodianese una vittoria l'abbiamo ottenuta, con il Dego abbiamo fatto due pareggi. Questo dimostra l'equilibrio del campionato e il valore del nostro gruppo."
Anche le squalifiche hanno inciso.
"Moltissimo. Mi sono ritrovato per quattro giornate senza giocatori fondamentali come i due Mata e Sadiku, praticamente un mese intero senza di loro. Ma fa parte del gioco, capitano a tutti. Resta il fatto che essere stati lassù nei piani alti, a spingere fino alla terzultima gara per entrare nei play-off, è un grande traguardo per questo Quiliano."
E adesso cosa c'è nel futuro di mister Molinaro? Qualcosa bolle in pentola?
"Qualche manifestazione di interesse c'è già stata. Prima di prendere la decisione di dimettermi, la mia idea era quella di stare fermo un anno per fare un po' di formazione, andare a vedere un po' di partite e di allenamenti, una cosa che non facevo da tempo. Questa era l'idea iniziale. Poi, come sempre succede nei mesi di maggio e giugno, qualche telefonata arriva e, fortunatamente, stimola. Ce n'è una su tutte, in particolare, che mi intriga tantissimo. Adesso voglio aspettare un attimo prima di prendere decisioni definitive, perché i campionati sono lunghi e l'impegno è tanto. Però sì, c'è un'opportunità che mi affascina molto, sono onesto."














